Come affrontare al meglio un colloquio: l’approccio positivo

Pubblicato da Alessandro Cench il

Positive thinking job interview

Una delle migliori strategie per affrontare al meglio un colloquio di lavoro è quella di adottare un approccio positivo.

Ti potrà sembrare un consiglio banale ma, per esperienza personale, ti assicuro che sono davvero poche le persone che lo mettono in pratica. E, i candidati che lo rispettano, rimangono bene impressi nella memoria di chi seleziona, anche a distanza di tempo.

In questo articolo voglio illustrarti che cosa intendo con approccio positivo, alcuni esempi dell’applicazione di questo metodo al colloquio e perché è così importante.

Che cosa significa approccio positivo?

Per approccio positivo intendo un atteggiamento proattivo, motivato e di apertura verso l’altro.

Proattivo perché è importante che ti presenti al colloquio preparato, in modo da prevenire, appunto, quelle che sono le situazioni più tipiche di un’intervista. In questo blog puoi trovare diversi spunti a questo proposito, per esempio quali sono le domande che ricorrono con più frequenza o quali sono gli errori più comuni da evitare. In particolare, come ho già avuto modo di sottolineare, prepararsi è un ottimo metodo per aumentare le chance di realizzare una valida performance. Inoltre, può risultare anche un buon stratagemma per ridurre l’ansia, come racconto qui.

Motivato perché si parte dal presupposto che tu sia realmente interessato alla posizione per cui ti candidi e, dunque, che tu abbia tutta la convenienza a ben figurare. Ovviamente potrebbe non essere la mansione dei tuoi sogni e la tua motivazione potrebbe avere origine diversa dalla posizione in sé: per esempio, la necessità di mantenersi nell’immediato. Ma anche in questo caso – e, forse, a maggior ragione – è fondamentale che tu trasmetta l’importanza che ha per te quel lavoro.

L’apertura verso l’altro è un ulteriore requisito imprescindibile, che dovrebbe già scaturire dai primi due. È importante che tieni presente che il colloquio ha lo scopo di farti conoscere e quindi è bene che tu risponda in maniera completa alle domande che ti vengono poste. A meno che queste non siano indiscrete è controproducente che tu sia troppo conciso, ostile o addirittura assuma un atteggiamento polemico o di sfida, come racconto qui.

In sintesi, l’idea di fondo è che stai investendo le tue energie per qualcosa di importante e che avrà su di te un effetto positivo. Hai quindi tutto l’interesse a trasmetterlo. Vediamo meglio in che modo, prendendo in considerazione tre esempi concreti in cui declinare un approccio positivo.

Inizia al meglio un colloquio

Il primo tassello su cui si fonda l’approccio positivo è l’inizio del colloquio. La letteratura scientifica è ricca di articoli in cui si sottolinea l’importanza della prima impressione, nonché l’inevitabilità del suo formarsi. Ecco perché un saluto iniziale con stretta di mano sicura, sorriso e sguardo rivolto all’interlocutore costituisce la base su cui impostare una strategia vincente, come illustro anche in questo articolo.

Evita le critiche personali

Se non potete parlare bene di una persona, non parlatene”.

Il film ‘Il Divo’ di Sorrentino, incentrato sulla figura di Giulio Andreotti, si apre proprio con questa citazione, attribuita alla madre del protagonista. Si tratta senza dubbio di una delle regole più importanti da rispettare durante un colloquio di lavoro. Chi seleziona è generalmente molto attento all’osservanza di tale norma

Parlare in maniera negativa di colleghi, datori di lavoro, ecc., ex o attuali, non ti aiuterà certo a lasciare una bella impressione. Anzi, con ogni probabilità, si rivelerà controproducente, per almeno tre motivi. In primis, solitamente a nessuno o quasi piace l’idea di confrontarsi con una persona polemica. In secondo luogo, lamentarsi degli altri sposta il focus dalle tue responsabilità a quelle altrui, talvolta divenendo alibi delle proprie mancanze. Terzo, la critica toglie spazio alla tua presentazione.

Quindi molto meglio razionalizzare il tempo a disposizione e mostrare come, nonostante eventuali avversità, sei riuscito a migliorare la situazione.

Ovviamente può capitare che il riferimento agli altri non si possa omettere perché parte fondamentale del problema da affrontare. In questo caso il mio consiglio è di mantenerti oggettivo e sospendere qualsiasi forma di giudizio. Prendiamo ad esempio la frase seguente:

“il comportamento del fornitore è stato vergognoso. Ci aveva promesso di consegnare tutto entro quella mattina ma, a causa della sua disorganizzazione e inaffidabilità, non ci ha consegnato la merce in tempo”.

Lo stesso concetto si può esprimere dicendo:

“la merce non è stata recapitata dal fornitore entro i tempi concordati”.

Parla in positivo delle tue esperienze

Quando racconti le tue esperienze assicurati di spiegare bene qual è stato il tuo contributo, in modo da mettere in luce le tue competenze. Ricordati sempre di non concentrarti in modo critico sul problema in sé ma di raccontare come sei giunto alla sua soluzione. In altre parole, evita polemiche su come le difficoltà si sono generate e concentrati sul modo in cui le hai risolte, in maniera positiva.

Perché un atteggiamento positivo premia?

Un aspetto a cui generalmente i recruiter tengono molto è quello della futura garanzia della serenità dell’ambiente di lavoro. Ecco perché un candidato capace di trasmettere positività e tranquillità sarà generalmente valutato in maniera più favorevole di uno chiuso, ombroso ed ostile.

Inoltre, come riporta questo articolo comparso qualche mese fa sul Corriere della Sera, le persone con atteggiamento positivo hanno maggiore probabilità di raggiungere i propri obiettivi. A supporto di questa teoria, il testo riporta i risultati di una serie di studi condotti dall’American Psychological Association. In particolare, secondo tali ricerche

“coloro che sperimentano emozioni positive tendono a fare meglio e a essere più produttivi di coloro in preda a emozioni neutre o negative”.

E tu sei pronto ad affrontare con positività il tuo prossimo colloquio?


Alessandro Cench

36 anni, da sempre appassionato del mondo delle risorse umane. Dopo la laurea specialistica in sociologia e ricerca sociale presso l'Università degli studi di Trento e un'esperienza come ricercatore, ho conseguito un Executive Master in Human Resources Management. Dal 2012 lavoro per una multinazionale altoatesina leader nei servizi di pulizia e di ristorazione collettiva, attiva in Italia, Austria, Germania e Romania, dove oggi ricopro il ruolo di responsabile selezione, organizzazione e progetti HR.

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