Quali domande fare al colloquio di lavoro/2

Pubblicato da Alessandro Cench il

Nell’articolo di lunedì scorso avevo sottolineato l’importanza di prepararsi alcune domande da porre al selezionatore durante il colloquio.

Si tratta di una strategia che comporta indubbi vantaggi: per esempio, focalizzarsi sulle informazioni più importanti da ottenere e calarsi nella situazione, ma non solo. E’ infatti un utile accorgimento per lasciare una bella impressione e, come ho scritto, capire se la tua candidatura è ritenuta interessante.

Una settimana fa avevo analizzato le domande relative a mansione, ruolo, struttura organizzativa e tempi di selezione.

Oggi vorrei invece soffermarmi sui quesiti relativi al profilo ricercato, allo sviluppo professionale e all’ambiente di lavoro.

Domande sulle competenze del profilo ricercato

Un interrogativo che può essere sfruttato a tuo vantaggio è quello relativo alle competenze del profilo di cui l’azienda è alla ricerca. Queste possono già essere presenti nell’annuncio: ad esempio, “ottime doti relazionali”, “capacità di problem solving”, “predisposizione al lavoro di squadra”, ecc. Ma a prescindere che lo siano o meno, nulla vieta di approfondirle. Dunque avanzare un quesito su tale tematica è del tutto ragionevole. Ad esempio, “Quali caratteristiche dovrebbe possedere la persona che cercate per svolgere al meglio il proprio lavoro?”. Risposte come “decision making”, “impegno”, ecc. possono essere da te riprese per citare un sintetico esempio in cui hai mostrato queste qualità in altri contesti. L’obiettivo è quello di comunicare – neanche troppo velatamente – al selezionatore che sei tu la persona giusta, rassicurandolo sulle tue competenze.

Domande sullo sviluppo professionale

La domande come “Ci sono possibilità di sviluppo professionale?” e similari sono opportune per trasmettere al tuo interlocutore il tuo interesse alla crescita e capire che cosa offre l’azienda. Prima di porla è però importante che tu abbia ben chiaro i tuoi obiettivi: carriera orizzontale, verticale, formazione, sviluppo competenze, ecc. L’intervistatore, infatti, potrebbe chiedere di specificare meglio le tue aspettative.

Domande sull’ambiente di lavoro

Forse meno utili di quelle viste in precedenza, ma in ogni caso pienamente legittime, sono le domande sull’ambiente di lavoro. Meno utili perché sarà difficile che il selezionatore, per il ruolo che ricopre, si soffermi su dettagli poco positivi riguardanti il clima aziendale. Legittime in quanto è comprensibile che tu sia più orientato alla scelta di un luogo di lavoro positivo.

In ogni caso può essere comunque interessante chiedere “Come descriverebbe il clima lavorativo?” per cogliere tutti quegli aspetti che l’intervistatore lascia trapelare dalla sua risposta. I termini che sceglie, l’entusiasmo che profonde, eventuali omissioni, ecc. sono tutti elementi rilevanti da cui trarne informazioni utili.

Un’alternativa è fare domande che ruotano attorno alla qualità dell’ambiente di lavoro. Ad esempio, “Quali politiche di welfare sono previste per i vostri dipendenti?” oppure “Il lavoro che offrite permette un buon work-life balance?”. Questi interrogativi potrebbero in taluni casi rivelarsi rischiosi. Potrebbero infatti lasciar intendere al tuo interlocutore che tu sia più interessato al contesto che all’attività lavorativa in sé. Meglio quindi avanzare questo tipo di richieste dopo il primo colloquio, qualora tu prosegua l’iter di selezione. In questo caso, infatti, avrai la conferma che l’azienda è interessata al tuo profilo e risponderà più volentieri a quesiti di tale genere.

Un’altra possibilità può essere quella di collegare la domanda alle informazioni che hai appreso documentandoti sulla realtà per la quale ti sei candidato. Ad esempio: “Mi ha colpito molto leggere sul vostro sito che avete introdotto una serie di politiche a sostegno della conciliazione lavoro – vita privata. Mi potrebbe raccontare quali sono le principali?”. In questo modo avrai l’occasione di trasmettere al tuo interlocutore l’immagine positiva di una persona documentata e interessata.

Un ultimo suggerimento: se la persona che ti trovi davanti si dimostra riluttante a rispondere alle tue domande, rifletti bene se proseguire la selezione. A meno che tu non abbia esagerato con gli interrogativi, un selezionatore che si dimostra evasivo non è un buon segnale.

Buon colloquio!

Categorie: Il colloquio

Alessandro Cench

36 anni, da sempre appassionato del mondo delle risorse umane. Dopo la laurea specialistica in sociologia e ricerca sociale presso l'Università degli studi di Trento e un'esperienza come ricercatore, ho conseguito un Executive Master in Human Resources Management. Dal 2012 lavoro per una multinazionale altoatesina leader nei servizi di pulizia e di ristorazione collettiva, attiva in Italia, Austria, Germania e Romania, dove oggi ricopro il ruolo di responsabile selezione, organizzazione e progetti HR.

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